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16 juin 2009

Le mura dei poeti II - Stanze per un incontro

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Non c’è più tempo amici per le cose

 

 

Per andré, angèle, dominique, elena, yves, olivier, valerie

                                                                         dopo il terremoto

 

 

 

I

 

 

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Fino a quando abbiamo il tempo d’incontrarci

Il tempo è dalla nostra parte per una sera.

 

Ma quando siete venuti qui da lontano ancora

Il lontano ha smesso di essere minaccia vera.

 

Si è fatto calca attorno al tavolo quadrato.

 

Dove le parole scorrono in contraddizione.

 

Alla fine ciascuno di noi sceglie la versione

Che più somiglia al destino che non ha scelto.

 

L’ha avuta in sorte dal padre e dalla madre.

 

 

 

 

II

 

 Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Venite da lontano da una terra dove i papi

Sono migranti. Ed i poeti sono uccisi perché

Confessano parole che sono soltanto sussurri.

 

Negli orizzonti limitati da valli di fieno e di lavanda.

 

Simulando gli universi. Invece sono le cornici

Di monti più bassi delle Alpi piene di neve.

 

Siete venuti qui. E per essere arrivati disegnate

Sula carta geografica l’omega immenso della fine.

 

Solo della mia. Sono l’amico della fossa comune.

 

 

 

 

III

  

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

L’ho capito da un colpo di tosse più profondo.

 

Da un cedimento del costato per un colpo di tosse

più aggressivo. Vi sedete per l’ultima traduzione.

 

Siete gli apostoli attorno al corpo dell’Amato.

 

Scegliete le parole per capirci o per non capirci.

 

Ma il vento entra dalla Cattedrale senza porte

Né finestre. Pile di vocabolari. Scatole di biscotti.

 

Hanno parole dolci ma impervie. Sinonimi di verbi.

 

Antonimi di fiori. Siamo fuoco e cenere del senso.

 

 

 

 

IV

  

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Finché il saggio ha capelli bianchi bastone d’argento

Emette la sentenza. Gli altri sono ammutoliti al fuoco

Di parole comuni e annuiscono subito in silenzio.

 

Siamo tutti così vicini alla stella da bruciarci le dita.

 

Si arrampicano i versi in salita alle svolte delle strade.

 

Nelle discese dal fondo gelato le parole si scostano

Dal significato. Al dolce ritmo si piegano le mani.

 

In applauso ridi forte Dominique e il gesso di bambino

Cade da lavagna mentre scrivi la prima parola neve.

 

 

 

 

V 

 

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

L’ho detto e ripetuto a Valérie. Meritava di leggere.

 

Ha l’asfalto dentro. La parola macchina la parola strada.

 

Guida fino qui. Porta parole da una lingua all’altra.

 

Sembra che per un attimo sia la fidanzata di tutti noi.

 

Speranza di volare. Di sposare due lingue. Farle

Scivolare una sull’altra. Il vento scivola sotto la soglia.

 

Mescola di Piero i libri le dediche i foglietti acronici.

 

A salvare le parole. A consegnarcele immeritate.

 

Mentre Ungaretti ci guarda nella rete a lato opposto.

 

 

 

 

VI 

 

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

André decano delle ampolle a un certo punto quando

Il senso di un poema sembra tutto chiaro. Esplode.

 

Spariglia le carte all’improvviso. Tutto cambia gioco.

 

Si smarrisce e solo una risata stabilisce il passo. Più

La stessa strada. Il verso in italiano appare sfigurato.

 

Lambisce l’impossibile. Ci dà illusione di possederlo.

 

Spicca il salto difficile a sostenere. Si batte un record

Ogni volta. L’apnea ci secca la gola. Magico André

Illuminato dalla via. Le parole ti siano casa leggera.

 

 

 

 

VII

  

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Ve lo ripeto credetemi. Mi tradurrete uno per uno.

 

E le parole mi saranno babele di varianti. Io finalmente

Scoppio nei coriandoli. Salto sul primo verso che passa.

 

Faccio l’autostop. Prestatemi un pollice per il viaggio

Che ci faccia più uniti. Sono straniero nel mio paese.

 

Sono con voi in una lingua che ancora non comprendo.

 

Ne capisco il cuore. Ne sento una sola sillaba senza

Il senso della frase. Improvvisa si leva la vertigine.

 

Angèle mi guida in terre delle femmine. Corse-are.

 

 

 

 

VIII

 

 

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Anche il mio verso sotto il peso delle traduzioni

Ha finito per cedere. Ha creato spazio. Fessura.

 

E’ crepata la parete da scalare. Ormai il verso è solo.

 

Si affigge oppure si tace. E finalmente come ora

Da crisalide si spiegano le ali di bianca sorgente.

 

Spaziarsi rompere il macigno finalmente dopo anni.

La cornice è diventata un libro. Dove il tempo

Degli amici è diventato progetto. Si muovono case.

 

Il terremoto cerca parole tra macerie. Qui si sale.

 

 

 

 

IX 

 

Non c’è più tempo amici per le cose.

 

Ogni mattino discendono Iano con la macchina.

 

Suonano alle curve. Per essere presenti all’atelier.

 

Quando scendono il clacson rimbomba. La curva

Si fa irreparabile. Ma sono salvi. In disparte

Olivier discute contrario sopra una parola rara.

 

Nel frattempo si accumula la polvere su noi statue.

 

Elena paziente nell’amore delle valli. Dalla Sorgue

Sul parallelo 44 fino a Pistoia tira un filo inteso.

 

Tende l’arco. Variante decisiva. Pietra dell’origine.

 

 

 

 

 Paolo Fabrizio Iacuzzi

 

 

 

 

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          © Ph. Dominique Sorrente

 

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